|Martes, Febrero 18, 2020
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Lo Primero 

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Algunos ambientes cristianos del siglo I tuvieron mucho interés en no ser confundidos con los seguidores del Bautista. La diferencia, según ellos, era abismal. Los «bautistas» vivían de un rito externo que no transformaba a las personas: un bautismo de agua. Los «cristianos», por el contrario, se dejaban transformar internamente por el Espíritu de Jesús.

Olvidar esto es mortal para la Iglesia. El movimiento de Jesús no se sostiene con doctrinas, normas o ritos vividos desde el exterior. Es el mismo Jesús quien ha de «bautizar» o empapar a sus seguidores con su Espíritu. Y es este Espíritu el que los ha de animar, impulsar y transformar. Sin este «bautismo del Espíritu» no hay cristianismo.

No lo hemos de olvidar. La fe que hay en la Iglesia no está en los documentos del magisterio ni en los libros de los teólogos. La única fe real es la que el Espíritu de Jesús despierta en los corazones y las mentes de sus seguidores. Esos cristianos sencillos y honestos, de intuición evangélica y corazón compasivo, son los que de verdad «reproducen» a Jesús e introducen su Espíritu en el mundo. Ellos son lo mejor que tenemos en la Iglesia.

Desgraciadamente, hay otros muchos que no conocen por experiencia esa fuerza del Espíritu de Jesús. Viven una «religión de segunda mano». No conocen ni aman a Jesús. Sencillamente creen lo que dicen otros. Su fe consiste en creer lo que dice la Iglesia, lo que enseña la jerarquía o lo que escriben los entendidos, aunque ellos no experimenten en su corazón nada de lo que vivió Jesús. Como es natural, con el paso de los años, su adhesión al cristianismo se va disolviendo.

Lo primero que necesitamos hoy los cristianos no son catecismos que definan correctamente la doctrina cristiana ni exhortaciones que precisen con rigor las normas morales. Solo con eso no se transforman las personas. Hay algo previo y más decisivo: narrar en las comunidades la figura de Jesús, ayudar a los creyentes a ponerse en contacto directo con el evangelio, enseñar a conocer y amar a Jesús, aprender juntos a vivir con su estilo de vida y su espíritu. Recuperar el «bautismo del Espíritu», ¿no es esta la primera tarea en la Iglesia?

José Antonio Pagola

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In alcuni ambienti cristiani del I secolo c’era un grande interesse a non essere confusi con i seguaci del Battista. La differenza, secondo loro, era abissale. I «battisti» vivevano di un rito esterno che non trasformava le persone: un battesimo di acqua. I «cristiani», al contrario, si lasciavano trasformare interiormente dallo Spirito di Gesù.

Dimenticare questo è mortale per la Chiesa. Il movimento di Gesù non è sostenuto da dottrine, norme o riti vissuti dall’esterno. È Gesù stesso che deve «battezare» o inzuppare i suoi seguaci con il suo Spirito. Ed è questo Spirito che li deve animare, spingere e trasformare. Senza questo «battesimo» dello Spirito non c’è cristianesimo.

Non dobbiamo dimenticarlo. La fede che c’è nella Chiesa non sta nei documenti del magistero, né nei libri dei teologi. L’unica fede reale è quella che lo Spirito di Gesù risveglia nei cuori e nelle menti dei suoi seguaci. I cristiani semplici e onesti, d’intuizione evangelica e cuore compassionevole, sono quelli che veramente «riproducono» Gesù e introducono il suo Spirito nel mondo. Sono essi la cosa migliore che abbiamo nella Chiesa.

Disgraziatamente, ci sono molti altri che non conoscono per esperienza questa forza dello Spirito di Gesù. Vivono una «religione di seconda mano». Non conoscono né amano Gesù. Semplicemente credono a quel che dicono altri. La loro fede consiste nel credere a quel che dice la Chiesa, a quel che insegna la gerarchia o a quel che scrivono gli esperti, sebbene non esperimentino nel loro cuore nulla di quello che disse Gesù. Com’è naturale, con il passare degli anni, la loro adesione al cristianesimo si va dissolvendo.

La prima cosa di cui oggi abbiamo bisogno noi cristiani non sono catechismi che definiscano correttamente la dottrina cristiana né esortazioni che precisino con rigore le norme morali. Solo con questo non si trasformano le persone. C’è qualcosa di previo e più decisivo: raccontare nelle comunità la figura di Gesù, aiutare i credenti a mettersi in contatto diretto con l’evangelo, insegnare a conoscere e amare Gesù, imparare insieme a vivere con il suo stile di vita e il suo spirito. Ricuperare il «battesimo dello Spirito», non è questo il primo compito nella Chiesa?

José Antonio Pagola

 

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